Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente della Camera dei deputati, Membri del governo e Autorità, Cari familiari e rappresentanti delle Associazioni delle vittime. Rinnoviamo oggi, il nostro comune sentimento di commozione e cordoglio verso le tante vite spezzate dal terrorismo. Rappresentanti delle Istituzioni, politici, magistrati, militari, forze dell’ordine, pubblici funzionari, e poi docenti, giornalisti, studenti: tutti bersagli scelti per il loro valore civile, per il loro impegno di legalità, verità e giustizia o più semplicemente perché portatori di un’idea, di quel pensiero libero che il fanatismo e l’odio avrebbero voluto ridurre al silenzio attraverso la violenza. Attraverso la paura. E con loro ricordiamo e rendiamo omaggio ai tanti, troppi cittadini che hanno incrociato il destino crudele delle stragi. Donne, uomini, bambini, colpiti nelle loro quotidianità, in una piazza o in una stazione: i loro nomi, i loro volti, le loro storie sono la nostra storia. La storia di un’Italia che non dimentica, perché la memoria non è solo un album del dolore, ma è anche uno scudo. Il più prezioso degli scudi a presidio di quei diritti e di quelle libertà che sono il cuore della nostra democrazia. Un abbraccio affettuoso e un saluto colmo di gratitudine lo rivolgo a chi oggi porterà la propria drammatica testimonianza:
– a Susanna Occorsio, che ricorderà il suo papà, il giudice Vittorio;
– a Massimo Coco, che renderà omaggio alla memoria del padre Francesco, Procuratore Generale della Corte d’appello di Genova, assassinato dalle Brigate Rosse insieme agli agenti della sua scorta Giovanni Saponara e Antioco Dejana. Oggi ricorderemo anche loro attraverso le parole dei nipoti Gina Dinella e Pierpaolo Deiana;
– ad Alberto Capolungo, il cui papà Pietro, carabiniere in pensione, è stato vittima della banda della Uno bianca;
– e a Stefania Collavin, che ricorderà il marito Christian Rossi, ucciso a Dacca da un fanatismo che non conosce confini. In quel terribile attacco terroristico di dieci anni fa persero la vita 22 civili, tra i quali si contarono ben 9 italiani.
Il pericolo è sempre in agguato
Ricorderemo diversi frammenti di storie avvenute in epoche diverse, eppure uniti da un unico tragico filo: l’odio che pretende di farsi giudice e di legittimarsi attraverso la violenza e la paura. Oggi il mondo è cambiato, ma il pericolo è sempre in agguato. Penso al conflitto in Medio Oriente e ai nuovi rigurgiti di intolleranza e antisemitismo che minacciano la convivenza tra i popoli. Penso all’odio politico e a quello verso le donne e gli uomini in divisa. E penso alle tante nuove insidie che corrono nel mondo digitale, dove prevalgono pericolosi linguaggi di odio e divisione. Pericoli che non dobbiamo sottovalutare, perché il terrorismo non cerca solo il bersaglio umano. Il terrorismo cerca di avvelenare il pensiero e di trasformare le piazze in trincee di intolleranza: perché se il dissenso è un respiro di libertà, la violenza ne è la sua negazione più brutale. Ed è di fronte a questi pericoli che si misura la nostra capacità di essere uniti; di essere Nazione. La coesione nazionale non è un concetto astratto: è la sostanza stessa della nostra democrazia: è l’intimo orgoglio di riconoscerci comunità, rifiutando ogni logica di frammentazione e di odio. È stata questa forza collettiva a permettere all’Italia di restare in piedi nei momenti più bui. Ed è questa stessa unità, l’eredità più preziosa che abbiamo il dovere di custodire e affidare a chi verrà dopo di noi. Ed è anche e soprattutto per i giovani, qui in questa Aula né vedo tanti, che sono state istituite ricorrenze come quella che celebriamo insieme oggi, – alla presenza del Presidente della Repubblica a cui rivolgo un caloroso ringraziamento associato alla mia stima più sincera – affinchè possiate essere consapevoli di ciò che è stato e diventare testimoni attivi di un futuro che rifiuta la violenza e sceglie la strada della pace, della legalità e del rispetto. Un sentito ringraziamento lo voglio infine rivolgere ai rappresentanti delle Associazioni dei familiari delle vittime: il vostro coraggio, il vostro amore, l’instancabile impegno di sensibilizzazione e di ricerca della verità al fianco delle Istituzioni, e la dedizione tenace con cui vi siete fatti custodi della memoria dei vostri cari, hanno trasformato il silenzio del dolore nel grido della dignità. La dignità di una Nazione che non si è mai piegata e mai si piegherà al vile ricatto della violenza e del terrorismo.