Ue: Cisint (Lega), condivido allarme Confindustria

“Condivido parola per parola l’allarme del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini: l’Europa non sa cosa sia la competitività e, continuando così, rischia di trasformare il nostro continente in un deserto industriale. Quello che Orsini descrive con i dati drammatici della perdita di posti di lavoro nella manifattura, è la stessa identica battaglia che porto avanti fin dal primo giorno del mio mandato a Bruxelles. In questi mesi, ho presentato numerose interrogazioni parlamentari per chiedere misure concrete e urgenti: l’Europa deve cambiare registro prima che sia troppo tardi, La transizione ecologica non può trasformarsi in un suicidio economico”, e la ‘tassonomia’ “va rivista rivalutando i combustibili fossili, che si sono dimostrati necessari all’industria e ai trasporti”, dichiara Anna Cisint, europarlamentare della Lega.

Difendiamo chi lavora non l’ideologia Green

“Serve la sospensione immediata del Patto di Stabilità – prosegue -, lo stop definitivo al sistema ETS e la cancellazione di tutti i folli vincoli green che stanno strangolando le nostre imprese. Vogliamo un’Unione europea profondamente diversa – aggiunge Cisint – che rimetta i piedi per terra attraverso quattro pilastri fondamentali. In primis, il Presidente della Commissione europea deve essere eletto direttamente dai cittadini e non nominato nei palazzi del potere. L’Europa, poi, deve fare ‘meno cose’, ma farle in maniera decisamente più veloce ed efficace. Guerra alla burocrazia: serve un piano straordinario di ridimensionamento dei vincoli burocratici che bloccano lo sviluppo. Infine, stop al Green Deal. Questa non è una battaglia che riguarda solo la grande industria o Confindustria. È una difesa vitale per i nostri agricoltori, per i pescatori e per i piccoli artigiani, che sono la spina dorsale del nostro territorio. Non possiamo più tollerare la concorrenza sleale: servono subito regole uguali per chiunque importi merci da Paesi terzi. Se i prodotti stranieri non rispettano i nostri stessi standard fiscali, ambientali e di sicurezza, non devono entrare nel mercato unico. Ciò che vogliamo è un’Unione europea davvero del mercato unico, non di ‘figli e figliastri’”.