“Il rapporto «Women State trafficking» impone la revisione degli accordi tra Italia e Tunisia, anche con una azione presso gli organismi comunitari, e un attento monitoraggio per evitare che i fondi messi a disposizione dall’Italia e dall’Europa non finiscano alle autorità tunisine coinvolte nella tratta delle migranti tra Tunisia e Libia”. Lo chiede la capogruppo di AVS alla Camera Luana Zanella in una interrogazione alla Farnesina firmata da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, co-portavoce di Europa verde e segretario di Sinistra Italiana, e dai deputati e dalle deputate del Gruppo.
Rapporto Women State Trafficking
“Il Rapporto Women State Trafficking, curato da Asgi, Border Forensics, The Routes Journal, On Borders e Melting Pot Europa”, spiega Zanella, “mette in luce la continuità del sistema di vendita di esseri umani alla frontiera da parte di apparati di polizia e militari tunisini e l’interconnessione fra l’infrastruttura dei respingimenti e l’industria del sequestro nelle prigioni libiche; basato su 33 nuove testimonianze, il rapporto stabilisce che tra giugno 2023 e dicembre 2025 sono state almeno 7.400 le vittime in 59 operazioni di espulsione collettiva dalla Tunisia verso la Libia con un focus sulla dimensione di genere e le violenze inflitte alle donne: perquisizioni intime, stupri, assenza di cure da parte di agenti di Stato tunisini e gruppi armati libici, statali e non. Nella tratta, il corpo delle donne assume un valore superiore, tanto nella ‘vendita all’ingrosso’ gestita dagli apparati di Stato tunisini quanto nella ‘vendita al dettaglio’ che avviene nei circuiti dell’arcipelago detentivo libico dove per le donne si configura un’ulteriore forma di prigionia e sfruttamento: la prostituzione forzata diventa spesso l’unico modo per uscire dalla detenzione; per le donne che non dispongono di risorse per pagare il riscatto, il lavoro sessuale forzato diventa l’unico modo per estinguere il debito e uscire dalla detenzione. Il rapporto inquadra questi fatti come crimini di Stato: a questo punto non si possono chiudere gli occhi, l’Italia e l’Unione europea devono mettere in discussione lo statuto di “Paese terzo sicuro” attribuito alla Tunisia”, conclude Zanella.