Superbonus: Ricchiuti (FdI), Conte responsabile di una norma tecnicamente fallace

“In merito ai dati diffusi dai sostenitori di Giuseppe Conte sul Superbonus, che tentano di ridistribuire le responsabilità del mancato raggiungimento del rapporto deficit/PIL al 3% sulla base di una mera conta dei mesi di governo, è necessario ristabilire la realtà dei fatti per onestà verso i cittadini. Il mancato obiettivo fiscale non è il risultato delle politiche attuali, ma l’onda d’urto di una misura che è stata trasformata da potenziale strumento di rilancio dell’edilizia in una voragine finanziaria senza precedenti. Così, in una nota, il dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, Lino Ricchiuti.

Difesa da lui difesa ad oltranza

“Non è in discussione l’intento di sostenere il comparto edilizio in una fase emergenziale, obiettivo che all’epoca trovò una convergenza parlamentare per far ripartire il Paese, ma la responsabilità politica di chi ha scritto una norma tecnicamente fallace e l’ha poi difesa a oltranza. Come chiarito da Istat ed Eurostat, l’impatto devastante sui conti pubblici è dovuto alla classificazione dei crediti come “pagabili”, una caratteristica intrinseca della norma originaria del 2020 che ha trasformato una stima iniziale di 35 miliardi in un onere reale che, secondo i dati ufficiali ENEA aggiornati a marzo 2026, ha già superato i 131 miliardi di euro. Questo salto nel vuoto contabile è avvenuto perché la legge non prevedeva alcun tetto di spesa né un contrasto d’interessi: lo Stato si è ritrovato obbligato a pagare qualsiasi cifra venisse richiesta, con prezzi drogati dal mercato, senza poter intervenire tempestivamente per frenare l’emorragia. Una norma scritta così male che ha finanziato persino il restauro di 6 castelli dato certificato dall’ENEA. Mentre gli esponenti del Movimento 5 Stelle provano oggi a smarcarsi contando i giorni di permanenza a Palazzo Chigi, omettono di ricordare che per l’intera durata del Governo Draghi, ogni tentativo di inserire tetti di spesa o controlli è stato accolto da Giuseppe Conte con ricatti politici e minacce di crisi di governo. Questa difesa a spada tratta di un meccanismo palesemente insostenibile ha impedito di mettere in sicurezza i conti pubblici quando eravamo ancora in tempo per farlo, trasformando un incentivo in un debito fuori controllo. Al suo insediamento, il governo Meloni si è trovato davanti a una situazione drammatica: con migliaia di cantieri aperti e contratti già firmati, un blocco immediato avrebbe significato il fallimento di migliaia di imprese e famiglie. Agendo con senso di responsabilità, Giorgia Meloni ha dovuto gestire una transizione difficilissima, proteggendo il tessuto produttivo dai danni causati dalla precedente programmazione dissennata e intervenendo gradualmente per fermare il dissesto. Attribuire a chi paga oggi le fatture la colpa del debito contratto ieri è un paradosso logico: l’Italia sconta oggi il prezzo di una legge scritta male e gestita peggio da chi ha preferito ipotecare il futuro delle prossime generazioni per un pugno di voti”.