Sicurezza informatica: Molteni, nessuna prova dell’attacco hacker cinese alle Questure

Le indagini non hanno fornito alcun riscontro del fatto che dei gruppi riconducibili alla Repubblica Popolare Cinese avrebbero compromesso i sistemi informatici delle questure italiane, rubando i dati di 5.000 agenti di polizia della Digos. Gli inquirenti in ogni caso sono ancora al lavoro. È quanto ha sostenuto il Sottosegretario di Stato per l’Interno, Nicola Molteni, rispondendo a un’interpellanza presentata dal deputato Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra).

La denuncia di Bonelli: compromesse le identità di 5.000 agenti segreti

Secondo quanto ricostruito da Bonelli sulla base di notizie pubblicate dal quotidiano La Repubblica, l’attacco avrebbe reso possibile “l’identificazione di 5.000 agenti di polizia che lavorano in settori e aree estremamente delicate, come ad esempio gli agenti della Digos, impegnati ad esempio ad indagini sensibili dall’antiterrorismo al monitoraggio di comunità straniere”.

Bonelli ha inoltre sollevato un ulteriore profilo critico: quello della presenza e dell’attività di funzionari cinesi sul suolo italiano. Parallelamente alla violazione informatica, vi sarebbero state attività volte a “individuare dissidenti cinesi nel nostro territorio”, tanto da generare un’indagine presso la Procura della Repubblica di Prato. Il parlamentare si è detto perplesso per il fatto che “rappresentanti della Repubblica Popolare Cinese e del governo siano potuti intervenire in Italia a interrogare membri della comunità cinese in assenza di rogatorie internazionali”.

Il contesto è ulteriormente complicato dagli accordi in vigore tra Italia e Cina in materia di cooperazione di polizia, legati alla presenza delle comunità cinesi nel Paese, che secondo Bonelli avrebbero reso ancora più opaca la vicenda.

Per il governo, indagini in corso, ma nessun furto di dati sensibili accertato

Sul punto centrale dell’attacco informatico, il Sottosegretario Molteni ha dichiarato che “non risultano evidenze di esfiltrazioni di dati attinenti elementi sensibili su attività operative”, precisando che “l’accertamento dei fatti e delle responsabilità è attualmente in fase di approfondimento investigativo con il coordinamento dell’autorità giudiziaria competente”.

Riguardo ai rapporti con le autorità cinesi, il Sottosegretario ha fatto riferimento alle indicazioni fornite dal Ministero della Giustizia, secondo cui nel corso del 2025 sono pervenute alla Procura di Prato diverse richieste di assistenza giudiziaria, “ritualmente trasmesse in vista dell’esecuzione presso le competenti autorità cinesi sulla base del trattato tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica Popolare Cinese in materia di reciproca assistenza giudiziaria penale, entrato in vigore il 16 agosto del 2015”.

Sul fronte della sicurezza cibernetica, Molteni ha illustrato le misure adottate dall’esecutivo, iniziando dalla riorganizzazione degli uffici territoriali della Polizia Postale, ora denominati Centri operativi per la sicurezza cibernetica, con l’istituzione al loro interno di Nuclei operativi per la sicurezza cibernetica.

“All’interno della direzione centrale appena menzionata è previsto il servizio per la sicurezza cibernetica del Ministero dell’Interno, preposto ad assicurare attraverso il computer Emergent Response Team del Ministero, le attività inerenti alla sicurezza delle reti, dei sistemi informativi, delle infrastrutture informatiche in uso al Ministero dell’Interno medesimo”.

la creazione di una nuova Direzione centrale per la Polizia Scientifica e la sicurezza cibernetica presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con un servizio dedicato alla protezione delle reti e delle infrastrutture informatiche del Ministero dell’Interno; l’operatività del Comitato di analisi per la sicurezza cibernetica (CASC), “tavolo interistituzionale istituito presso il Ministero dell’Interno, al quale periodicamente tutte le componenti delle forze dell’ordine con la partecipazione della difesa del comparto intelligence e dell’Agenzia Nazionale per la sicurezza apportano le proprie competenze e know-how operativo per la condivisione di scelte coordinate nel contrasto alla minaccia criminale”.

Bonelli, risposta imbarazzante, il problema rimane

La replica di Bonelli è stata netta. Il deputato ha definito la risposta del Sottosegretario “alquanto imbarazzante”, lamentando che Molteni “non ha informato di alcunché” e si sia limitato a elencare le strutture del Ministero, senza spiegare “la ragione per cui questo è potuto accadere e cosa state facendo per evitare che ciò accada”.

Bonelli ha ribadito la gravità dell’episodio, sottolineando come l’attacco non configuri un fatto tecnico minore, ma un problema di sicurezza nazionale di prima grandezza: “Prendiamo atto che riguardo a questo attacco massiccio hacker, che ha individuato l’identità di 5.000 agenti, i fatti – che non sono stati smentiti al quotidiano La Repubblica riguardo all’articolo che ha scritto – pongono un serio problema dentro al Ministero degli Interni di come intende garantire la sicurezza cibernetica e anche la sicurezza degli italiani e anche degli stessi agenti di Polizia”.

Pur esprimendo “il massimo sostegno al lavoro che la Polizia Postale svolge nel nostro paese”, il parlamentare ha concluso giudicando “veramente preoccupante” la strutturazione che il Ministro Piantedosi sta dando alla sicurezza cibernetica.