Referendum: Mulè, votare Sì per completare il giusto processo

Al referendum del 22 e 23 marzo “dobbiamo votare Sì per ragioni vere, concrete e attuali; per ragioni culturali e storiche; perché con questa riforma l’articolo 111 della Costituzione — accusa e difesa in condizioni di parità davanti a un giudice terzo e imparziale —trova il suo naturale completamento”. Lo ha detto Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria per il Sì di Forza Italia, intervenendo a Omnibus. 

Giudice libero da condizionamenti

“Il giudice – ha spiegato – sarà finalmente libero da quella paura di assoggettamento o di condizionamento da parte del pubblico ministero. Ciò è particolarmente rilevante in una fase delicatissima come quella delle indagini preliminari, che spesso determina l’avvio di numerosissimi processi che potrebbero non iniziare nemmeno e, purtroppo, anche gli errori giudiziari e le ingiuste detenzioni. Il vaglio infatti non è sempre completo né sufficientemente approfondito da parte di un giudice che può sentirsi condizionato, anche a causa del noto problema delle correnti e del fatto che quel pubblico ministero — quale riferimento di una corrente o di un gruppo di magistrati che poi agisce sul CSM — può incidere sulla carriera del giudice stesso, sulla sua promozione o sulla sua nomina”, ha concluso. 

Con sorteggio si spezza legame correntizio

Per quanto riguarda il sorteggio, ha aggiunto, è necessario “perché il CSM non è un organo politico, ma un organo di alta amministrazione e, quindi, non presuppone una componente elettiva in senso politico. Si parla di circa 2.750 pubblici ministeri e 7.200 giudicanti. E, tra i 2.750 pubblici ministeri, non tutti sono sorteggiabili: già oggi la normativa prevede requisiti precisi, con almeno tre valutazioni di professionalità, cioè circa 12 anni di servizio. Questo restringe il numero a circa 1.000 soggetti. Tra questi 1.000, il sorteggio impedirebbe l’incidenza di quella deviazione correntizia che, purtroppo, non ha valorizzato il merito di molti magistrati, premiando invece l’appartenenza. Con il sorteggio si spezza dunque il legame correntizio”, ha concluso.