Pil: Istat per 2° trim. conferma crescita +0,2% e +1% su anno

Nel secondo trimestre del 2026 il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% nei confronti del secondo trimestre del 2025. Lo rileva l’Istat sottolineansdo che le stime odierne confermano pertanto quelle preliminari diffuse lo scorso 30 luglio. I dati sono espressi in valori concatenati con anno di riferimento 2020, corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzato.

Il secondo trimestre del 2026 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al secondo trimestre del 2025. La variazione acquisita per il 2026, al netto degli effetti di calendario, è confermata allo 0,8%. Il 2026, si ricorda, è caratterizzato da tre giornate lavorative in più rispetto all’anno precedente.

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna presentano variazioni positive, con un aumento dello 0,3% dei consumi finali nazionali e degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, dell’1,7% e dello 0,8%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha complessivamente contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. In particolare, la spesa per consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP ha contribuito per 0,2 punti percentuali e gli investimenti fissi lordi per 0,1, mentre è risultato nullo il contributo della spesa finale delle Amministrazioni Pubbliche (AP). Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del Pil (+0,2 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta è risultato negativo per 0,3 punti percentuali. Dal lato dell’offerta, si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’agricoltura (-0,2%) e dell’industria (-0,5%), più che compensati dalla dinamica positiva registrata nei servizi, cresciuti complessivamente dello 0,4%.

Crescono i Servizi, in calo Agricoltura e Industria

La stima dei conti economici trimestrali, sottolinea l’Istituto di Statistica, conferma le stime della variazione congiunturale e tendenziale del Pil del secondo trimestre 2026, nonché quella della variazione acquisita per l’anno 2026, rilasciate in occasione della stima preliminare di fine luglio. Dal lato dell’offerta, si registra una flessione del valore aggiunto dell’agricoltura (-0,2%) e dell’industria (-0,5%), mentre quello dei servizi è aumentato dello 0,4%. Dal lato della domanda, hanno contribuito positivamente alla crescita del Pil tutte le componenti della domanda finale nazionale, inclusa la variazione delle scorte, mentre è risultato negativo il contributo della domanda estera netta. In crescita dello 0,3% sono risultate le ore lavorate e dello 0,6% i redditi da lavoro dipendente pro-capite.

L’andamento del PIL negli altri paesi

Nel secondo trimestre, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,4% negli Stati Uniti e dello 0,3% in Germania, mentre è risultato stazionario in Francia. In termini tendenziali, si è registrata una crescita del 2,1% negli Stati Uniti, dell’1,0% in Germania e dello 0,5% in Francia. Nel complesso, il Pil dei Paesi dell’area Euro è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,0% nel confronto con il secondo trimestre del 2025.

Il PIL e le componenti della domanda

Dal lato della domanda, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate in termini congiunturali dello 0,8%, i consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi dello 0,3%. Nell’ambito dei consumi finali, la spesa delle famiglie residenti e delle ISP è aumentata dello 0,4% mentre quella delle AP è diminuita dello 0,1%. Le importazioni sono cresciute dell’1,7% determinando un contributo negativo della domanda estera netta in parte attutito dalla dinamica positiva delle esportazioni.

La dinamica positiva degli investimenti è riconducibile a una crescita della spesa in costruzioni dell’1,8% (-7,0% abitazioni, +7,4% fabbricati non residenziali e altre opere) e in proprietà intellettuale (+1,0%), mentre ha registrato una flessione del 2,3% la spesa in impianti, macchinari e armamenti (-1,9% la componente di mezzi di trasporto) ed è risultata stazionaria quella in risorse biologiche coltivate.
La spesa per consumi finali delle famiglie sul territorio economico ha registrato un aumento in termini congiunturali dello 0,3%. In particolare, gli acquisti di beni durevoli sono aumentati dello 0,9%, quelli di servizi dello 0,4% e quelli dei beni semidurevoli dello 0,4%, mentre quelli di beni non durevoli sono risultati stazionari.

Il valore aggiunto per settore

Nel secondo trimestre si registrano andamenti congiunturali negativi del valore aggiunto dell’agricoltura (-0,2%) e dell’industria in senso stretto (-1,0%). Il valore aggiunto dell’industria ha registrato nel suo complesso una flessione dello 0,5% nonostante il contributo positivo del settore delle costruzioni (+1,5%), mentre quello dei servizi è aumentato dello 0,4%. In particolare, è aumentato dello 0,7% il valore aggiunto del commercio, riparazione di veicoli, trasporto, magazzinaggio, alloggio e ristorazione, dell’1,2% quello dei servizi di informazione e comunicazioni, dello 0,1% quello delle attività finanziarie e assicurative e delle attività immobiliari e dello 0,5% quello delle attività professionali, ricerca e servizi di supporto e delle attività artistiche, di intrattenimento e degli altri servizi, mentre è risultato stazionario quello delle amministrazioni pubbliche, difesa, istruzione e sanità.

Il PIL a prezzi correnti e i prezzi impliciti

Rispetto al trimestre precedente, il Pil ai prezzi correnti è aumentato dello 0,2%, con una dinamica stazionaria del corrispondente deflatore implicito. Il deflatore della spesa delle famiglie residenti e delle ISP è cresciuto in termini congiunturali dell’1,3% e quello degli investimenti dell’1,0%. Il deflatore delle importazioni è aumentato del 4,8%, quello delle esportazioni dell’1,6%. In termini tendenziali, il Pil ai prezzi correnti è aumentato del 2,3%, il corrispondente deflatore dell’1,2%, quello della spesa delle famiglie residenti e delle ISP del 2,8%.

Occupazione e redditi da lavoro dipendente

Nel secondo trimestre del 2026 le ore lavorate hanno registrato un aumento congiunturale dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Questo risultato è il risultato di un calo dell’1,7% nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dello 0,3% in quello dell’industria in senso stretto, più che bilanciato dagli aumenti nelle costruzioni (+1,2%) e nei servizi (+0,5%). Le unità di lavoro sono aumentate dello 0,4% per effetto di un calo nei settori dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dell’industria in senso stretto e della dinamica positiva registrata nelle costruzioni (+1,9%) e nei servizi (+0,5%).

I redditi da lavoro dipendente pro-capite (per unità di lavoro) sono aumentati dello 0,6%, per effetto della dinamica positiva fatta registrare in tutti principali comparti ad eccezione dell’agricoltura (-0,6%). In particolare, si registrano aumenti dello 0,7% nell’industria (+0,9% industria in senso stretto e +0,7% costruzioni) e dello 0,5% nei servizi.