“Dopo quattro anni di stagnazione, tre anni di calo della produzione industriale, salari reali ancora inferiori ai livelli pre-inflazione e una pressione fiscale salita al record del 43,1% del PIL, Giorgia Meloni scopre improvvisamente che il caro energia è un problema. E così scrive a Ursula von der Leyen per chiedere che le spese per sostenere famiglie e imprese possano beneficiare della stessa flessibilità già prevista per la difesa. Una domanda semplice: ma fino a oggi dov’era? Per anni questo Governo ha firmato tutto ciò che Bruxelles e la NATO gli mettevano davanti: il nuovo Patto di stabilità; il piano ReArm Europe; l’impegno ad aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL entro il 2035″. Lo scrive sui social il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli.
Tentativo tardivo
“E solo adesso, quando l’economia italiana annaspa, Meloni si accorge che non può spiegare agli italiani che i soldi si trovano per le armi ma non per abbassare le bollette. Il punto è che questa lettera non rappresenta un cambio di politica economica. È soltanto il tentativo tardivo e ipocrita di salvare gli impegni presi sulla spesa militare, chiedendo di aggiungere “una spolverata” di aiuti energetici per rendere il tutto più digeribile. Tradotto: non si mettono in discussione le priorità sbagliate, si cerca solo un incastro contabile per farle apparire meno insopportabili. Nel frattempo i numeri parlano chiaro: nel 2025 l’Italia cresce appena dello 0,5%, tra i peggiori risultati dell’Unione europea; l’inflazione è risalita al 2,8%; i prezzi dei beni alimentari non lavorati sono aumentati del 6%; il debito continua a salire perché la crescita è troppo debole per compensare il costo degli interessi. È l’effetto della filosofia economica della destra: comprimere salari, inseguire l’avanzo primario e illudersi che il Paese possa crescere senza una politica industriale e senza investimenti pubblici. Noi pensiamo esattamente il contrario. L’Italia cresce solo se si investe in innovazione, energia pulita, infrastrutture, welfare e sostegno alle imprese. L’avanzo primario può essere uno strumento, ma non può diventare un totem da perseguire a costo di strangolare il sistema produttivo e impoverire le famiglie. Meloni oggi finge di ribellarsi a Bruxelles, ma in realtà cerca soltanto di rendere compatibili le sue firme con una situazione economica che lei stessa ha contribuito a peggiorare. Prima ha firmato tutto. Poi ha lasciato il Paese fermo. Ora, quando i buoi sono già scappati dal recinto, prende carta e penna e chiede aiuto. Il problema è che, mentre la propaganda cambia ogni giorno, i danni all’economia reale restano”.