M.O.: Urso, sulle scorte energetiche l’Italia non è più vulnerabile come nel 2022

L’Italia affronta la nuova ondata di tensioni in Medio Oriente da una posizione energetica ben diversa rispetto a quella del 2022, quando il prezzo del gas explose da 80 a 300 euro per megawattora. Lo ha sottolineato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo alla Camera a una serie di interrogazioni sulle potenziali ricadute del conflitto in corso sui mercati energetici e sull’economia italiana.

Sul fronte degli approvvigionamenti, il quadro appare solido. “Gli stoccaggi si attestano su livelli superiori al 50%, il più alto livello in Europa, a fronte di una Germania scesa sotto il 30%”, ha dichiarato Urso, ricordando come il lavoro di diversificazione delle fonti abbia trasformato l’Italia in un hub di transito del gas naturale, “in particolare dal Nord Africa, dall’Azerbaijan e dagli Stati Uniti tramite GNL”. Un risultato che, secondo il ministro, mette il Paese in condizione di reggere meglio eventuali shock sulle forniture.

Resta però aperta la questione del prezzo dell’elettricità, strutturalmente esposta alle oscillazioni del gas. “Il prezzo dell’energia elettrica in Italia risente direttamente dell’andamento delle quotazioni gas, il cui indice europeo è il TTF”, ha spiegato Urso, sottolineando come l’assenza di produzione nucleare nazionale – a differenza di Francia, Spagna, Svezia e altri partner europei – amplifichi questa vulnerabilità. Ieri il TTF era a 65 euro per megawattora, sceso poi a 53: lontanissimo dai picchi del 2022, ma pur sempre soggetto a “forte volatilità unita a ben note dinamiche speculative”.

Il decreto bollette e il garante dei prezzi: strumenti già operativi contro la speculazione

Per fronteggiare il rischio speculativo, il governo ha già attivato diversi strumenti. Il decreto energia interviene sul meccanismo del prezzo marginale, introducendo una sovvenzione pari al costo dei certificati ETS a favore degli impianti di generazione elettrica a gas, “al fine di disaccoppiare i prezzi dell’energia elettrica da quella di gas”. La misura, ha precisato il ministro, va a beneficio diretto di cinque milioni di imprese e manifatturieri e di 2,7 milioni di famiglie a basso reddito.

Sul fronte dei carburanti, che stanno già scontando le prime ripercussioni, è scattato il meccanismo di monitoraggio del Garante dei prezzi, che ha segnalato alla Guardia di Finanza i casi anomali. Urso ha inoltre convocato due riunioni per venerdì prossimo: una sui prezzi dei carburanti e una sulle possibili ricadute inflative sui prezzi alimentari, “appunto per monitorare e intervenire in tempo congruo”. Il confronto si sta estendendo anche alle associazioni di impresa, con un vertice già avviato a Palazzo Chigi con le principali aziende energetiche, produttrici e fornitrici.

La strategia energetica: rinnovabili come base, nucleare come obiettivo

Al di là della gestione dell’emergenza, il ministro ha ribadito la visione strutturale del governo sul mix energetico. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza dall’estero modificando la composizione delle fonti di produzione nazionale, anche nell’ottica di contribuire all’autonomia strategica europea. Su questo fronte, le energie rinnovabili restano un pilastro fondamentale: il programma Transizione 5.0, che incentiva l’autoproduzione da fonti rinnovabili per uso industriale e l’efficienza energetica, ha già attivato nella prima edizione investimenti record per 4,2 miliardi di euro in pochi mesi. Si prepara ora un nuovo ciclo triennale con una dotazione iniziale di 8,4 miliardi.

Palazzo Chigi, tuttavia, punta soprattutto sul nucleare: “Il nostro governo ha avviato il percorso per produrre anche noi energia nucleare con i reattori modulari di nuova generazione, puliti e sicuri, che possano affiancarsi nel prossimo decennio alla produzione da fonti rinnovabili”, ha affermato Urso. I cosiddetti Small Modular Reactor sono al centro di un disegno che punta a colmare il gap competitivo con quei paesi europei – Francia in testa – che già beneficiano di una produzione elettrica largamente decarbonizzata e indipendente dalle quotazioni del gas.

ETS e mercato unico dell’energia: l’Europa “finalmente ci ascolta”

Sul piano europeo, Urso ha annunciato quella che ha definito una svolta attesa da tempo. La proposta italiana di riformare il meccanismo degli ETS – il sistema di scambio delle quote di emissione che, attraverso il meccanismo del prezzo marginale, trasferisce il costo della CO2 anche alla produzione da rinnovabili generando extra-profitti non giustificati – è stata inserita nell’agenda del prossimo Consiglio Europeo. “Finalmente l’Europa ci ascolta”, ha commentato il ministro.

L’Italia guida su questo fronte un “fronte molto largo”, ha spiegato Urso, al quale hanno già aderito 13 paesi, tra cui Germania e Francia, in un documento sottoscritto dai cosiddetti “amici dell’industria”. Ieri a Roma il ministro ha ribadito con l’omologo francese Martin, in un documento congiunto, l’urgenza di procedere. Sempre sul fronte europeo, il governo aveva già sollecitato acquisti cumulativi di energia a livello UE e il mercato unico dell’energia, proposte rimaste a lungo inascoltate. A dare ulteriore segnale di cambio di passo, è arrivata anche la notizia che la proposta del cosiddetto “mini Europe” è stata inserita nell’Industrial Accelerator Act presentato dal Commissario Segurney.

“Occorre un radicale cambio di passo che tenga conto, accanto agli obiettivi climatici, della salvaguardia della competitività del sistema produttivo europeo”, ha concluso Urso. “Ci aspettiamo che nelle prossime settimane l’Europa finalmente agisca”.