M.O.: Bergamini (FI), Italia lavora con UE per evitare allargamento del conflitto

«In una fase così delicata è fondamentale mantenere lucidità e responsabilità, lavorando con determinazione sul piano diplomatico per evitare che la crisi si allarghi ulteriormente. L’Italia sta facendo la sua parte e continuerà a impegnarsi affinché tutti i canali di dialogo restino aperti». Lo ha dichiarato Deborah Bergamini, vicesegretaria nazionale e Responsabile del dipartimento Esteri di Forza Italia, ospite a Tgcom24.

Rafforzare lavoro diplomatico per evitare escalation

«Serve ogni sforzo, a livello nazionale ed europeo, per rafforzare il lavoro diplomatico e ridurre il rischio di un’escalation. Nei prossimi giorni è previsto un confronto tra i ministri degli Esteri dell’Unione europea: è un passaggio importante, perché il coordinamento tra i Paesi europei è essenziale. La politica estera e di difesa resta una competenza nazionale, ma la concertazione delle scelte diventa decisiva di fronte a una crisi che può avere conseguenze anche sull’approvvigionamento energetico e sul traffico delle merci. L’Italia continuerà a muoversi con prudenza, responsabilità e spirito di collaborazione internazionale, contribuendo a ogni iniziativa che possa favorire stabilità e de-escalation», prosegue Bergamini.

Crisi che riguarda anche gli equilibri del futuro ordine mondiale

«Dobbiamo però ricordare anche la natura del regime iraniano. Parliamo di un sistema che ha fatto della repressione delle libertà il proprio tratto distintivo, infliggendo negli anni sofferenze e violenze ai propri cittadini. Il popolo iraniano aspira alla libertà e questo non può essere ignorato. La crisi che stiamo vivendo non è soltanto militare o religiosa, né può essere ridotta a uno scontro tra sunniti e sciiti. È anche il riflesso di un confronto più ampio con quei Paesi che negli ultimi decenni hanno scelto di aprirsi all’Occidente e di accettarne le regole economiche e politiche, come dimostrano gli Accordi di Abramo. In questo senso si tratta di una crisi che riguarda anche gli equilibri del futuro ordine mondiale».