“Il rapporto tra l’Italia e la Cina poggia su intense relazioni bilaterali e si è sviluppato nel tempo, siamo infatti stati fra i primissimi paesi a stabilire relazioni diplomatiche col governo di Pechino dopo la seconda guerra mondiale, e siamo sempre stati appassionati della profondità culturale fra i nostri due grandi popoli. Basti pensare a pensatori, storici, geografi, da Marco Polo a Matteo Ricci, passando per le grandi personalità anche del mondo contemporaneo. Oggi, sul piano europeo, e a livello economico, vorrei sottolineare un aspetto fondamentale, quello delle asimmetrie. Non c’è dubbio che vi sono, e sono crescenti, delle divergenze fra la concezione europea della libertà di mercato, della libertà del commercio, del rispetto delle condizioni di lavoro, e la concezione cinese. Emerge, dalla Cina di oggi, una potente volontà sinocentrica, sul piano dell’economia globale ma anche sul piano della sicurezza globale. L’UE deve fare la sua parte, perché Pechino è un partner importante, fondamentale per le nostre imprese, ma al tempo stesso – se consideriamo certe asimmetrie – è anche un competitor e un avversario strategico, così denominato dai Consigli europei e in ambito atlantico. Così il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della commissione Politiche Ue in Senato intervenendo al convegno organizzato a Palazzo Madama dal senatore Antonella Zedda in collaborazione con Alessandro Petrini, consigliere della camera di commercio in Cina, dal titolo: ‘Italia – Cina: relazioni economiche ed investimenti’.
Stabilire per le nostre imprese un fair playfield
“Occorre lavorare su entrambi i lati: nel dialogo fra grandi realtà come UE e Cina non può che esistere un rapporto di parità, di comprensione reciproca. Occorre stabilire per le nostre imprese un fair playfield, un “campo di azione” equo, in cui prevalga l’aspetto della cooperazione e non della competizione. L’Europa nel suo insieme è la seconda potenza economica del mondo ed è una potenza economica che si fa promotrice di coesione. L’Italia è parte di questo sistema e rispetta naturalmente i principi sanciti dai trattati internazionali, dai regolamenti europei, e pertanto su questioni che riguardano aiuti di Stato, dumping, tutela e diritti dei lavoratori, lavora con convinzione a programmi e iniziative che siano libere da qualsiasi coercizione. Noi confidiamo nella volontà cinese di sostenere tale sistema, di sostenere il multilateralismo e non di distruggerlo, e di lavorare anch’essa per un playfield comune che generi un reciproco benessere per tutti. Per le nostre aziende è sempre più importante considerare la variabile del business risk legato alla geopolitica, come emerso dai sondaggi e dagli studi del World Economic Forum di Davos, che pongono al primo e secondo posto delle preoccupazioni di migliaia di intervistati in tutto il mondo, rispettivamente, l’aspro confronto geoeconomico e i conflitti generati dall’uso indiscriminato della forza. È importante, pertanto, lavorare in sintonia con realtà come le Camere di Commercio, i canali istituzionali e quant’altro, per favorire sempre il dialogo e la chiarezza per tutte quelle nostre aziende che operano con la Cina”.