Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente hanno incrinato il senso di sicurezza in cui vivevamo da quasi ottant’anni. Il Covid ci ha ricordato, bruscamente, che le pandemie non appartengono solo ai libri di storia. E l’intelligenza artificiale sta cambiando l’attività produttiva in modi che generano, comprensibilmente, grande preoccupazione tra imprenditori e lavoratori, in Italia come nel resto del mondo. Molti si chiedono cosa resterà del proprio mestiere tra dieci anni – e non è una domanda a cui è facile rispondere. Non è la prima volta che ci troviamo davanti a sfide di questo genere“. Lo ha detto il Governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta interviene a Napoli, presso il Museo Archeologico Nazionale, al primo incontro del nuovo ciclo della serie “L’avventura della moneta. Lo scambio infinito”, dedicato a “L’oro di Napoli. Devozione, moneta e fiducia”.
Nuove opportunità, nuove professioni, nuova prosperità
Nell’antichità, ad Atene come a Roma, l’approvvigionamento di grano dipendeva da rotte marittime lontane; il controllo di quelle rotte divenne uno strumento di potere e, quando venne meno, una fonte di crisi. Le analogie con i problemi legati allo Stretto di Hormuz sono evidenti. E l’ansia che oggi sentono i lavoratori di fronte all’avanzare dell’intelligenza artificiale non è tanto diversa da quella degli artigiani e dei tessitori inglesi durante la rivoluzione industriale. La storia ci insegna però anche altro: quelle transizioni, per quanto dolorose, hanno generato nuove opportunità, nuove professioni, nuova prosperità. L’Italia e l’Europa hanno le risorse, le competenze e le istituzioni per affrontare anche questa sfida.
Moneta è patto di fiducia collettiva
“Non c’è ragione di credere che questa volta sarà diverso. L’incertezza è parte integrante della storia, non solo contemporanea. Il compito delle istituzioni – inclusa quella che rappresento – è proprio questo: custodire la fiducia, anche nei momenti di maggiore incertezza. Per le banche centrali, questo compito passa attraverso la gestione della moneta. La moneta è, in fondo, un patto di fiducia collettiva. Quando paghiamo con una banconota, diamo per scontato che chi la riceve la accetti. Quando mettiamo da parte i risparmi, confidiamo che domani valgano quanto oggi. Questo patto silenzioso tra le persone è antico quanto le prime monete. E le banche centrali, nel tempo, ne sono diventate le guardiane. Essere guardiani di quel patto significa due cose: garantire pagamenti sicuri e preservare nel tempo il valore del denaro, cioè tenere sotto controllo l’inflazione. Entrambi questi compiti sono oggi sotto pressione. I conflitti in corso rischiano di alimentare una nuova impennata dei prezzi. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea segue con grande attenzione l’evoluzione della situazione geopolitica, con un obiettivo preciso: evitare che si riaccenda una spirale inflazionistica come quella che ha colpito tutti noi tra il 2021 e il 2023″.
Sfida tecnologica diversa ma altrettanto profonda
“Sul fronte tecnologico, la sfida è diversa ma altrettanto profonda. Paghiamo con il telefono, investiamo attraverso app, trasferiamo denaro in pochi secondi dall’altra parte del mondo. Tutto questo è un progresso reale. Ma apre anche la strada a forme di denaro privato poco trasparenti e poco stabili, che rischiano di indebolire quel patto di fiducia che la moneta pubblica garantisce da secoli. Guidare questa trasformazione senza perdere ciò che di essenziale abbiamo costruito: è una delle sfide decisive delle banche centrali nei prossimi anni”.