Giustizia: Nordio, anomalia nei rapporti tra magistratura e politica che va risolta

La critica più disgustosa è stata quella di essere un manutengolo della P2 quando la riforma che noi stiamo portando avanti era stata già voluta da una medaglia d’argento della Resistenza come il professor Vassalli.
Aggiungo che Giuliano Vassalli in una intervista al Financial Times dell’87-88, aveva detto che l’Italia si trova in una situazione di sovranità limitata, per la preponderanza del potere della magistratura.
Quindi una critica così aspra che non è stata certo fatta da me, ripeto, da un eroe della resistenza socialista e partigiano.

Ministro a proposito dell’Albania in che misura il nuovo patto, sblocca i centri. Ci sembra di capire che in realtà riguarda chi è già espulso dall’Italia, quindi non l’Albania?

“In misura rilevante, io sono reduce da un incontro a Bruxelles e a Strasburgo, sono tornato ieri sera e questa diciamo questa questo duplice orientamento risolve direi al 99% tutte le incertezze giurisprudenziali che esistevano prima, soprattutto sul concetto di paese sicuro e sulla competenza a determinare questa designazione”.

Ma non riguarda chi ha già un provvedimento di espulsione?

“Questa è una situazione che andrà valutata poi caso per caso, anche perché si sono si è trattato di una serie di discussioni che vanno approfondite, ma in linea generale posso rispondere sicuramente alla sua domanda che è una pietra miliare verso la risoluzione del problema che aveva creato tante incertezze”.

Ministro, il cambio di questi paesi di provenienza è stato dunque secondo lei interpretato male dai giudici italiani?

“Ma guardi, il concetto di paese sicuro segue dei criteri seguiva dei criteri che potevano essere esposti a varie interpretazioni. Quello che io ho criticato in alcune sentenze era il fatto che non seguivano che non motivavano caso per caso quale fosse la ragione per cui quel paese era ritenuto sicuro o non sicuro.
Oggi il fatto che la competenza a definire sicuro un paese sia devoluta a questo organo che ha già fatto un elenco dei paesi e che quindi è vincolante per i nostri giudici renderà superflua qualsiasi altra interpretazione più o meno differente”.

Il Presidente della Repubblica e il Presidente del Senato sulle carceri, soprattutto per il periodo di Natale. Voi avete pensato a qualche iniziativa almeno diciamo una tanto un tipo al raddoppio delle grazie?

“Stiamo lavorando per una ridefinizione della situazione carceraria dei criteri di carcerazione su tre direzioni.
La più importante in questo momento è la detenzione differenziata dei tossicodipendenti che più che essere molto spesso delinquenti da punire sono malati da curare per una detenzione differenziata presso soprattutto le comunità con un adeguato controllo perché si tratta sempre di di posizione diciamo di di tutela e di e quindi di limitazione della libertà.
La seconda, per certi aspetti anche più importante, è che noi abbiamo un 15% di detenuti che non sono sottoposti a condanna definitiva, molti dei quali poi vengono prosciolti la cui detenzione si rivela alla fine ingiustificata.
Allora, io trovo più ragionevole evitare che si entri in prigione prima del processo, quando si è presunti innocenti, più che liberarli, sia pure per indulgenza, dopo la condanna quando si è colpevoli”.

L’obiettivo della riforma non è quello di mettere la magistratura sotto il governo. Perché lei ha detto a Schlein questa riforma gioverebbe anche a voi?

“Per le ragioni per cui la presidente onorevole ex ministro Bassanelli ha detto che l’Italia si trovava e si trova in una situazione di sovranità limitata.
Il fatto che un pubblico ministero che è l’organo monopolista questo dell’azione penale appartenga alla stessa famiglia dei giudici che devono essere terzi e imparziali, ma appartiene alla stessa famiglia, non perché vada al ristorante assieme, questo lo fanno anche gli avvocati l’ho fatto anch’io, lo fanno tutti e non c’è niente di male.
Appartiene alla stessa famiglia perché appartiene allo stesso consiglio superiore della magistratura dove si danno i voti gli uni agli altri, dove i pubblici i candidati pubblici ministeri telefonano ai magistrati giudicanti, cioè ai giudici per chiedere il voto per la loro corrente. Come ha rivelato lo scandalo Palamara che molti giornalisti e anche i più, diciamo, equilibrati hanno definito addirittura un verminario.
In una situazione così complessa, se si pensa che c’è stato un episodio non smentito, anzi affermato dal diretto interessato, dove un magistrato ha detto all’altro “Salvini è innocente, ma bisogna attaccarlo”, in un paese normale si sarebbe scatenata una rivoluzione, perché è un sacrilegio che un giudice diciamo prostituisca la sua alta carica per attaccare un politico e ciò nonostante non è accaduto niente.
Lo scandalo che Palamara è stato insabbiato, e dicevo non è accaduto nulla e il Consiglio Superiore della Magistratura ha messo come si dice la polvere sotto il tappeto.
Tutto questo dimostra che vi è una una tale diciamo anomalia nei rapporti tra magistratura e politica che va risolta mantenendo da un lato l’assoluta indipendenza della magistratura, ma dall’altro anche evitando che la politica ne venga condizionata. Nella mia prospettiva liberale la politica non deve incidere sulla magistratura e la magistratura non deve incidere sulla politica.
Aggiungo che nel mio mondo ideale i giudici non dovrebbero criticare le leggi e i politici non dovrebbero criticare le sentenze”. Cosi il Ministro della Giustizia Carlo Nordio alla manifestazione Atreju di Fratelli d’Italia a Castel Sant’Angelo

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