«Le dichiarazioni del ministro Carlo Nordio e la legge presentata dai senatori di maggioranza Zanettin e Stefani sono la prova provata che la destra che governa l’Italia si sta accingendo a sottomettere il potere giudiziario a quello politico. Nordio ieri al forum dell’ANSA aveva annunciato che è necessario vincolare l’apertura delle indagini da parte dell’autorità giudiziaria a criteri di priorità stabiliti dalla politica. Ed ecco che arriva subito la legge dei senatori di maggioranza che traduce in norme il desiderio del ministro Nordio. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di un passaggio che comprimerebbe l’autonomia del pubblico ministero e il principio di obbligatorietà dell’azione penale.»
Così Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.
«È inquietante che si teorizzi un “indirizzo omogeneo” deciso dalla politica su quali reati debbano essere perseguiti prima di altri. Ancora più inquietante è un altro passaggio: all’ANSA è stata di fatto anticipata una legge già pronta. Il ddl Zanettin–Stefani, incardinato al Senato, va esattamente in questa direzione. Dietro la formula dei “criteri di priorità” si nasconde un cambio di paradigma: dalla valutazione autonoma degli uffici giudiziari a un perimetro definito dalla politica. La giustizia non può diventare terreno di intervento politico sulle scelte investigative. L’abbiamo visto con i fatti di Rogoredo: la destra ha attaccato la magistratura, colpevole di aver indagato un poliziotto, ma se non avesse indagato non avremmo mai saputo la verità. Il punto è evidente: con questo referendum è in discussione l’autonomia di un organismo costituzionale. È in discussione la qualità della nostra democrazia, per questo dobbiamo votare No».