“Le leggi approvate dal governo e dal Parlamento, danno poi gli strumenti alla magistratura per proteggere i cittadini. Noi chiediamo questo, che gli italiani vengano difesi da una magistratura che sia giusta, libera e indipendente anche da se stessa. Riteniamo che sia importante che gli italiani comprendano che si vota sulla riforma della giustizia, il governo non c’entra nulla, non c’entrano nulla le sorti del governo Meloni, bisogna stare al merito dei contenuti e anche oggi c’erano tanti amici di sinistra che sono venuti per ascoltare. Così il capogruppo alla Camera dei Deputati, Galeazzo Bignami a margine del convegno di FdI a Bologna, “Non c’è Sicurezza senza Giustizia“.
Bignami, evento di questo tipo dimostra attenzione soprattutto sui contenuti e sul merito
“Realizzare a Bologna un evento di questo tipo dimostra l’attenzione e soprattutto sui contenuti e sul merito e dimostra come la gente non vuole che la questione si traduca in rissa, ma si traduca parlando nei contenuti di ciò che questa riforma porterà. Giorgia Meloni lì, in quel video dice che è una parte della magistratura e evidenzia come alcune decisioni sbagliate di alcuni giudici mettono a repellere la sicurezza di tutti noi. La vicenda del poliziotto a Roreto, una vicenda drammatica che va approfondita fino in fondo, dobbiamo essere grati alle Forze dell’Ordine e in questo caso sicuramente la magistratura perché come è stato detto oggi sul palco ci sono gli anticorpi per evitare che possano accadere queste vicende. Secondo me, non dobbiamo parlare dei casi di cronaca importanti, ne abbiamo voluto dare testimonianza, quelli che lei cita sono sicuramente importanti.
Dobbiamo comprendere che questa riforma è una riforma che riguarderà la Costituzione anche per gli anni a venire e che quindi prescindono dal momento contingente e che il miglioramento della giustizia passa anche dalla possibilità di riformare meccanismi che fino ad oggi non hanno funzionato al meglio.
Valutare i giudici nel merito, non in base all’appartenenza
L’introduzione di un’alta Corte disciplinare comporta la possibilità che venga realmente valutato l’operato del giudice e che conseguentemente non ci sia una magistratura che valuta in maniera domestica le capacità e le performance della magistratura stessa. E l’alta Corte, gli intendimenti della riforma è finalizzata a introdurre anche uno strumento con cui si possono irrorare delle sanzioni disciplinari, non voglio dire censure o altre misure, perché sarà competenza dell’alta Corte disciplinare. Nel nostro intendimento questo significa valutare i giudici nel merito, non in base all’appartenenza. Un giudice potrà essere finalmente valutato in base alla qualità del suo lavoro e non in base all’appartenenza corretta”.