“Il Governo Meloni tradisce sé stesso e smentisce tutta la propaganda fatta in questi anni contro il fisco oppressivo. Dietro lo slogan della ‘pace fiscale’ si nasconde in realtà un meccanismo che rischia di trasformarsi in una vera e propria stangata preventiva ai danni di partite IVA, professionisti, artigiani e piccole imprese. Dal possibile nuovo Concordato Preventivo Biennale 2026-2027 emerge infatti il rischio di aumenti del reddito concordato anche superiori al 10 per cento per molte attività economiche. Non siamo più davanti a uno strumento di collaborazione fiscale, ma a una tassazione presuntiva anticipata costruita dagli algoritmi del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate. È gravissimo che, mentre famiglie e imprese affrontano ancora inflazione, caro energia, calo dei consumi e crisi di liquidità, il Governo scelga di chiedere più tasse non sui redditi reali ma su quelli stimati”. Lo dichiara il Vicepresidente del M5S, sen. Mario Turco, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.
Concordato Preventivo ha già mostrato tutti i suoi limiti
“Questa destra aveva promesso meno pressione fiscale e meno burocrazia. Sta facendo esattamente il contrario: il contribuente non tratta, non negozia e non può realmente difendersi, ma può soltanto accettare o rifiutare una proposta costruita unilateralmente dal fisco. Il Concordato Preventivo ha già mostrato tutti i suoi limiti: adesioni inferiori alle aspettative e gettito fiscale al di sotto degli obiettivi annunciati in pompa magna dal Governo. Siamo davanti all’ennesimo fallimento della propaganda fiscale del Governo Meloni. Lo Stato con il Governo Meloni è diventato un socio occulto che incassa non solo dal fiscal drag, cioè dall’inflazione, ma perfino da redditi che imprese e professionisti non hanno ancora prodotto”.