La sentenza del Tribunale di Milano che inibisce l’utilizzo dell’AFO-1 complica in modo decisivo sia la cessione dello stabilimento che l’ottenimento del prestito europeo per l’ex ILVA di Taranto. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, rispondendo all’interrogazione parlamentare di Angelo Bonelli (AVS) sulla crisi dello stabilimento siderurgico pugliese.
La sentenza di Milano “cambia tutto”
“La sentenza cambia tutto”, ha affermato con nettezza il ministro Urso, spiegando che il decreto emesso dal Tribunale di Milano produce effetti a cascata su ogni aspetto della gestione della crisi. “Non solo perché non sappiamo ancora se sia possibile e in che modo adeguare l’impianto alle nuove condizioni poste dal Tribunale per evitare la chiusura dell’area a caldo”, ha precisato Urso, “ma anche e soprattutto perché rende impossibile erogare le risorse così come previsto dal decreto legge approvato in quest’Aula”.
Stop al prestito europeo: il vincolo della Commissione UE
Il nodo centrale riguarda il prestito comunitario. La Commissione Europea, ha spiegato il ministro, “ha posto un preciso vincolo per la concessione del prestito: che ci sia un acquirente disponibile a rimborsare il prestito stesso, alla luce delle regole europee sugli aiuti di Stato”.
Trattative per la cessione: tre settimane di tempo, tre condizioni
Urso ha reso noto che il governo ha dato mandato ai commissari di “finalizzare ove possibile entro tre settimane” le trattative per la cessione dello stabilimento, già “resa ovviamente molto più complicata dalla sentenza del tribunale di Milano”. La cessione dovrà rispettare tre condizioni precise: “la sostenibilità del piano industriale, la disponibilità da subito delle aree non più necessarie alla produzione siderurgica per destinarle a nuove iniziative industriali e soprattutto alla partnership con soggetti industriali nel settore siderurgico“.
Il sequestro dell’AFO 1 e i danni da 2,5 miliardi
Urso ha ricordato che sulla crisi dello stabilimento pesa anche il sequestro probatorio dell’altoforno AFO 1 – quello che era in attività – disposto sempre dal Tribunale di Milano. Un sequestro che “dura da oltre 10 mesi e che ha arrecato un danno all’azienda pari a 2,5 miliardi di euro“. A questo si aggiunge la domanda di risarcimento presentata dai commissari per i danni agli impianti causati dalla precedente gestione Mittal, quantificati in “7 miliardi di euro“.
Il titolare del fondo Flax e i commissari, secondo quanto riportato dalla stampa, hanno subordinato “eventuali ulteriori iniziative e impegni a una profonda valutazione delle implicazioni derivanti dal decreto emesso dal tribunale di Milano”.
Tavolo ILVA a Palazzo Chigi e cordoglio per la morte di Loris Costantino
Urso ha colto l’occasione per esprimere, “a nome del governo”, il cordoglio alla famiglia e ai lavoratori di Taranto per la morte di Loris Costantino, operaio deceduto nello stabilimento. “Sulle cause occorre fare ogni accertamento e nel contempo profondere il massimo sforzo perché non accada mai più”, ha dichiarato il ministro.
La prospettiva: decarbonizzazione di Taranto
Il ministro ha annunciato che domani si terrà a Palazzo Chigi la riunione del tavolo ILVA, coordinato dal sottosegretario Mantovani, alla quale i commissari illustreranno “il piano di ripristino produttivo e della messa in sicurezza degli impianti, su cui è già stato investito oltre un miliardo di euro di fondi pubblici in due anni”.
Urso ha concluso il proprio intervento richiamando “la prospettiva che tutti condividiamo della piena decarbonizzazione del sito di Taranto“, invitando alla “massima responsabilità da parte di tutti per trovare una soluzione positiva e sostenibile nel tempo”.