Ex Ilva: Tribunale di Milano ordina lo stop alla produzione dal 24 agosto

L’ex Ilva deve chiudere l’area a caldo e sospendere la produzione a partire dal prossimo 24 agosto, oppure dovrà chiedere un’integrazione dell’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale) per realizzare in tempi congrui gli interventi necessari a garantire la salute dei cittadini di Taranto. E’ quanto ha disposto il Tribunale di Milano accogliendo il ricorso intentato da alcuni cittadini di Taranto che chiedevano la “chiusura delle cokerie, l’interruzione dell’attività dell’area a caldo fino all’attuazione delle prescrizioni” dell’Aia e la “predisposizione di un piano industriale che preveda l’abbattimento delle emissioni di gas serra di almeno il 50%”.

I giudici milanesi hanno disapplicato parzialmente l’Aia 2025, affermando che l’acciaieria “ha operato e opera in condizioni di rischio”. L’Autorizzazione ambientale, anche se riconosce che l’attività dello stabilimento comporta “situazioni di pericolo di emissioni incontrollate”, concede “termini notevolmente dilatati per svolgere” quegli interventi che dovrebbero limitare l’impatto sulla salute. L’Aia infatti non fissa i termini entro i quali realizzare quegli interventi che pertanto potrebbero slittare al 2037, val a dire “sino alla scadenza dell’Aia”.

Il Tribunale fissa al 24 agosto 2026 il termine per interrompere le attività dell’area a caldo. Fino ad allora, Acciaierie d’Italia in As, AdI Holding in As e Ilva in As potranno chiedere un’integrazione all’Aia, per ottenere che vengano fissati termini relativamente brevi e congrui per effettuare gli interventi necessari. Ma potranno anche impugnare il decreto del Tribunale di Milano per orttenerne la revisione.