Conti pubblici: Istat, nel 2025 Pil +0,5% e deficit-Pil cala al 3,1%

L’economia italiana è in crescita. Nel 2025 l’Istat certifica che il Prodotto Interno Lordo è cresciuto in volume dello 0,5%, rispetto all’anno precedente, mentre rispetto ai prezzi di mercato è stato pari a 2.258.049 milioni di euro correnti, con un aumento del 2,5% rispetto al 2024. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche, misurato in rapporto al Pil (il rapporto deficit-Pil), è calato a -3,1%, a fronte del -3,4 % nel 2024.

In crescita gli investimenti e i consumi finali

Dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume
per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente.
Il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume dello 0,3% nell’industria in senso stretto, del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nelle attività dei servizi, mentre si è registrata una lieve flessione dello 0,1% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca. Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) misurato in rapporto al Pil è stato pari a +0,7% (+0,5% nel 2024).

Pil trainato dalla domanda nazionale

Lo sviluppo del Pil – spiega l’Istat – è stato stimolato dal contributo della domanda nazionale al netto delle scorte (+1,5 punti percentuali), mentre sono stati negativi sia il contributo della domanda estera netta (-0,7 punti) sia quello della variazione delle scorte (-0,2 punti). Dal lato dell’offerta di beni e servizi, il valore aggiunto ha segnato crescite nel complesso dell’industria (+0,8%) e
nei servizi (+0,3%). La crescita dell’attività produttiva si è accompagnata a una
espansione delle unità di lavoro totali (+1,3%)
e dei redditi da lavoro
dipendente (+3,8%).