Caso Shalabayeva: Coisp scrive a Meloni, non lasciare soli servitori Stato

“Non si possono lasciare soli gli uomini dello Stato, quelli che hanno dedicato la propria vita alla lotta alla mafia e alla difesa della legalità”. È questo il senso della lettera inviata dal segretario generale del Coisp, Domenico Pianese, al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, per conoscenza, ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, dopo la condanna dei dirigenti di Polizia coinvolti nel caso Shalabayeva. Nella lettera Pianese esprime vicinanza a Renato Cortese, Maurizio Improta, Luca Armeni, Francesco Stampacchia e Vincenzo Tramma, sottolineando come la vicenda giudiziaria, durata oltre tredici anni e caratterizzata da assoluzioni e condanne, stia generando “disorientamento e preoccupazione” tra gli operatori delle Forze di Polizia. Particolare attenzione viene riservata alla figura di Renato Cortese, già capo della Squadra Mobile di Roma, ricordato come uno dei protagonisti della lotta a Cosa Nostra dopo le stragi del 1992. Proprio oggi infatti, 20 maggio, ricorre il trentesimo anniversario dell’arresto del boss mafioso Giovanni Brusca, catturato nel 1996 grazie anche all’attività investigativa guidata da Cortese. Una coincidenza che il Coisp richiama nella lettera per evidenziare “il valore e il profilo di servitori dello Stato che hanno inflitto durissimi colpi alla criminalità organizzata”. “Il rischio concreto – avverte Pianese – è che il maturare di valutazioni difformi rispetto a condotte adottate nell’ambito delle procedure istituzionali finisca per alimentare negli operatori un senso di insicurezza tale da condizionarne l’azione”. Secondo il Coisp, infatti, uno Stato democratico “non può permettere che chi agisce facendo affidamento su procedure ufficiali e sul coordinamento con le autorità competenti maturi la convinzione di poter essere lasciato solo, a distanza di anni, dinanzi a mutamenti interpretativi imprevedibili”. Il sindacato chiede quindi una riflessione “sulle eccessive lungaggini dei procedimenti” e sul principio del “legittimo affidamento dell’operatore pubblico”, affinché venga garantito “un equilibrio sostenibile tra responsabilità individuale ed efficacia dell’azione operativa a tutela della collettività”.